Le news dalle nostre segreterie provinciali

Chiusura Presidi P.S. – Osservazioni


Come noto nei giorni scorsi il Dipartimento della P.S. ha chiesto ai Questori di esprimere un parere sul progetto di chiusura di numerosi presidi territoriali. Una procedura che ha animato rilevanti perplessità, di metodo e di merito, che in linea di principio sono già state fatte proprie dalle segreterie nazionali, che sulla questione hanno preso una posizione di ferma contrarietà. Una posizione che è stata condivisa dai segretari provinciali del Veneto, che si sono incontrati ieri a Treviso per discutere delle ricadute che questo fantomatico progetto avrà sul territorio. Sia per quanto riguarda i livelli di sicurezza, sia – soprattutto – per la preoccupazione che a pagare il prezzo più alto di questa operazione saranno, come al solito, i poliziotti, senza alcun concreto beneficio sulla sicurezza dei cittadini.
Si è quindi ritenuto opportuno offrire alla Segreteria Nazionale la seguente sintesi degli spunti di riflessione emersi nel corso della riunione.
Noi del Veneto siamo stati fra i primi, e comunque fra i più convinti, a portare avanti la battaglia per la razionalizzazione della spesa pubblica nel settore della sicurezza. Ed abbiamo anche individuato alcuni uffici che, a nostro avviso, andavano chiusi. Una posizione che, in linea di principio, è la medesima di altre importanti organizzazioni sindacali della Polizia di Stato. Perché siamo convinti, ora come allora, che non è possibile mantenere una distribuzione dei presidi immaginata all’inizio del 1900.
Ma tutto questo presupponeva che si ragionasse in primo luogo sul modello di sicurezza che si voleva realizzare. Ed invece, tanto per non smentirsi, il think tank del nostro Dipartimento, ha pensato che bastasse un restailing di facciata.
Il limite di questo modo di procedere si manifesta scavando appena al di sotto della superficie. Si è infatti immaginato, a puro titolo di esempio, di chiudere tutte le Sezioni della Polizia Postale in un momento in cui i reati informatici sono uno dei più allarmanti fronti sui quali si combatte la lotta alla criminalità. E tutto questo senza alcuna indicazione in ordine al destino riservato a colleghi che, dopo anni di esperienza, hanno maturato professionalità specifiche. Dobbiamo quindi credere che da domani si potrà fare a meno delle indagini informatiche? O è previsto un diverso ambito nel quale queste professionalità potranno continuare ad operare? Una risposta che al momento non c’è, e che accresce il condivisibile senso di ansia e rabbia da parte degli interessati.
Si aggiunga che, per converso, esistono uffici dei quali proprio noi del Siulp avevamo evidenziato la sostanziale inutilità. Il riferimento è ad alcuni commissariati sezionali ubicati a distanza di pochi kilometri dalle Questure. La cui chiusura avrebbe quindi consentito risparmi gestionali notevoli – ex plurimis: la vigilanza passiva con turno in quinta – senza alcun sacrificio delle professionalità dei colleghi. I quali, potendo essere reimpiegati all’interno delle Questure in ruoli e mansioni del tutto analoghi solo spostandosi da un quartiere all’altro della città, non avrebbero dovuto affrontare alcun particolare sacrificio.
Fa poi sorridere l’ipotesi di chiusura di Uffici di Polizia che non sono mai stati aperti, come il caso della Squadra a cavallo in provincia di Belluno, la cui istituzione, formalmente disposta, è rimasta sulla carta oramai ingiallita dal tempo in cui l’ennesimo inutile burocrate ministeriale l’aveva concepita.
Che senso ha, dunque, calare la mannaia su centinaia di presidi senza alcun “piano industriale” che quantifichi i risparmi attesi e le risorse che si intendono recuperare?
E anche a voler mettere da parte il profilo dello scadimento del livello della sicurezza, quel che più ci vede preoccupati è l’assoluta mancanza di prospettiva in merito al futuro professionale delle centinaia di Poliziotti che verranno coinvolti da questa pasticciata ristrutturazione.
La quasi totalità dei presidi di cui si è immaginata la chiusura riguarda infatti Uffici di specialità distanti anche parecchie decine di kilometri da ipotetiche sedi di destinazione, e con personale la cui età media è abbondantemente al di sopra dei 50 anni. Si pensa forse di poter riconvertire a compiti operativi donne e uomini che sono già stati abbondantemente “spremuti” dall’Amministrazione e che sono prossimi al traguardo della pensione?
Una mancanza di prospettive ancora più difficile da accettare nel momento in cui si volge lo sguardo al trattamento riservato ai militari, per i quali, diversamente che per la Polizia di Stato, si è dapprima individuato lo strumento per la riduzione dell’organico attraverso il discutibilissimo “scivolo d’oro”, che ha consentito una fuoriuscita morbida e lautamente ricompensata, e solo successivamente una rimodulazione dell’assetto della struttura militare.
In definitiva si è concordato che le segreterie provinciali del Veneto si muoveranno sui rispettivi territori mantenendo una linea di fermezza quanto al rispetto della dignità umana e professionale dei colleghi, non disgiunta da iniziative volte a denunciare l’approssimativo disegno sotteso ad una asserita riorganizzazione che, guarda caso, non pare andare a toccare l’elefantiaca burocrazia ministeriale, cresciuta negli ultimi anni di pari passo alle disfunzioni che si sono riverberate sul
territorio.
Si aggiunga, per concludere, che non risulta sia in discussione analogo progetto di ridimensionamento da parte delle altre Forze di Polizia a competenza generale. Non risulta cioè che Carabinieri e Finanza abbiano dato corso a chiusure altrettanto significative, né che abbiamo idea di farlo. Un dettaglio che a noi non pare secondario, e che attesta, una volta di più, la mancanza di un ragionamento complessivo sotteso alla soppressione degli Uffici della Polizia di Stato.
Pertanto massimo sostegno da parte nostra alla presa di posizione della Segreteria Nazionale, che, vista anche la comunanza di intenti con le altre organizzazioni sindacali, ci auguriamo possa impedire l’ennesima operazione di facciata a scapito della categoria e della cittadinanza.
Fraterni saluti.
 

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