Le news dalle nostre segreterie provinciali

Il caso Gratteri


Gratteri fino al giorno in cui è stata pubblicata la sentenza della Corte di Cassazione è stato uno dei massimi responsabili della sicurezza del nostro Paese. Uno che, a tacer d’altro, ha diretto le operazioni che hanno portato all’arresto del boss Bagarella dopo otto giorni di ininterrotto appostamento. Tano Grasso, promotore di una fondazione antiusura e simbolo della lotta alla mafia, lo ha definito come «un gigante della lotta al crimine», ed ha deciso di avvalersi della sua competenza e della sua professionalità chiedendo che il residuo anno di pena potesse essere scontato da Gratteri presso la loro associazione. Una richiesta respinta sul presupposto che Gratteri non aveva manifestato ravvedimento morale per le sue responsabilità, ovvero non aveva chiesto scusa.
E dunque Gratteri dovrà scontare il residuo anno di pena agli arresti domiciliari. Non conosco le statistiche nel dettaglio. Ma sulla base della mia esperienza professionale oramai trentennale posso dire che si tratta di un caso sostanzialmente inedito. La cronaca stessa, invero, ci rende quotidianamente partecipi di efferati crimini commessi da soggetti che hanno beneficiato di sconti di pena o di permessi premio dal regime di detenzione nonostante una indubbia pericolosità sociale. A tacer d’altro è emblematico al riguardo il caso di uno dei tre responsabili del ferimento di due poliziotti a Napoli avvenuto l’altro ieri.Gratteri è stato giudicato responsabile non già di aver materialmente procurato lesioni agli occupanti della scuola Diaz, ma di aver falsamente attestato circostanze verificatesi in occasione di quella famigerata irruzione. Per effetto della sentenza è stato licenziato e condannato anche a pagare una somma rilevantissima a titolo risarcitorio. Era proprio necessario imporgli anche gli arresti domiciliari sul presupposto del mancato pentimento? Gratteri non è un efferato criminale. E la pena non è una vendetta dello Stato, ma, come vuole la Costituzione, deve avere una funzione rieducativa. Siamo sicuri che gli arresti domiciliari a Gratteri corrispondano a questa filosofia? Credo che in uno sistema giuridico in cui vengono negati benefici in sede di esecuzione della pena a chi ha arrestato boss mafiosi di primo piano nel momento in cui, invece, tali benefici vengono concessi ai mafiosi suddetti, c’è qualche distorsione che merita di essere oggetto di approfondimento. Senza aprioristiche prese di posizione.

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